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DANIMARCA

 

 

Il Ministro della Giustizia è la suprema autorità di polizia, è responsabile del sistema giudiziario, che include polizia, corti giudiziarie e carceri. Ha quattro divisioni: di diritto civile, di polizia internazionale e del traffico stradale e delle armi. Per quanto riguarda il dipartimento legislativo, questo è suddiviso in sette divisioni tra cui la Criminal Law Division, che si occupa di diritto penale, di tematiche concernenti la giustizia penale, inclusa la cooperazione internazionale e le procedure penali.

La Direzione delle carceri e della libertà vigilata si occupa della gestione centrale e della amministrazione di tutte le misure relative a persone condannate, incluso il sistema carcerario, il sistema relativo alla libertà vigilata ed i servizi post-pena. 

La Direzione delle carceri è autrice di un  programma “Principi per le carceri e per la libertà vigilata in Danimarca”, scaricabile dal sito www.kriminalforsorgen.dk nelle principali lingue, ispirato a principi del reinserimento del condannato e del rispetto della dignità umana. La Direzione assicura che la sentenza di condanna venga eseguita in maniera corretta, mirando alla protezione della comunità dal crimine e allo stesso tempo alla protezione del condannato dalle aggressioni, anche morali, provenienti da altre persone.

 

(fonti: www.jm.dk  

 www.kriminalforsorgen.dk )

 

 

 

GARANTE DIRITTI DETENUTI

Ombudsman”: suddiviso in 5 sezioni più una generale: la terza sezione si occupa di detenuti. Ha poteri ispettivi esercitati insieme con la commissione parlamentare sulle carceri. Può dare direttive all'organo denunciato.

UN CONVENTION AGAINST TORTURE

Ratifica: 27 maggio 1987

OPTIONAL PROTOCOL

Ratifica: 25 giugno 2004

EUROPEAN CONVENTION FOR THE PREVENTION OF TORTURE

Ratifica: 2 maggio 1989

 

 

 

Ultima visita del CPT: dal 28 gennaio 2002 al 04 febbraio 2002

 

OSSERVAZIONI del CPT:  le condizioni di detenzione sono complessivamente conformi ai criteri indicati dal CPT. Di fronte al problema delle violenze tra i detenuti, il governo ha creato speciali unità per detenuti classificati come “negatively strong”, con migliori condizioni di detenzione. Solo un ristretto numero di detenuti è stato trasferito in queste unità e i prigionieri sono soggetti ad un elevato grado di sorveglianza e di sicurezza. Il CPT ha raccomandato che la decisione di classificare un prigioniero come “negativamente forte” venga rivista ad intervalli regolari.

Un altro strumento utilizzato dalle autorità è quello di offrire ai prigionieri che si ritengono a rischio di violenze o intimidazioni un periodo di isolamento volontario (isolamento invece di protezione, con meno ore d'aria e minori possibilità di lavorare).

Alcuni prigionieri detenuti ad Horsens e a Vridsløselille hanno affermato di sentirsi minacciati. Infatti, sembrerebbe che l'allontanamento dalla detenzione comune di prigionieri “negatively strong” lasci un vuoto di potere/autorità che verrebbe colmato da altri prigionieri, invece che dallo staff della prigione. A tal proposito, il CPT ha raccomandato che vengano prese misure per rimediare a tale difficile situazione dei prigionieri vulnerabili.

L'uso di misure di restrizione quali visite supervisionate, monitoraggio della corrispondenza, divieto dell'uso del telefono nei confronti dei detenuti in carcerazione preventiva continua ad essere diffuso e il ricorso ad esse è rimessa all’esclusiva discrezionalità della polizia, la quale non riceve alcuna istruzione sulle circostanze in base alle quali tali restrizioni possono essere applicate. In assenza di appropriate procedure di salvaguardia, non c'è alcuna garanzia che vi sia un appropriato bilanciamento  tra la necessità di investigare e l'imposizione delle restrizioni.

Il regime di detenzione varia considerevolmente a seconda della categoria dei detenuti. Un largo numero di prigionieri condannati con sentenza definitiva senza alcun regime di restrizione (“full association”) dedica gran parte del tempo al lavoro, ad attività educative o di piacere. Di contro, il lavoro offerto ai detenuti esclusi da tale regime (“excluded from association”) è monotono e non vi possono accedere in un numero di ore sufficiente. Il CPT ha espresso preoccupazione relativamente alla durata dell'esclusione da tale regime (che può durare anche più di tre anni).

 

(dal sito www.cpt.coe.int)[1] 

[2] 

 

 

DATI:

persone in carcere:

4198     (al 17 ottobre 2005)

Donne:

4,6%    (dati aggiornati al 2004)

Minori:

0,6%    (dati aggiornati al 2004)

 Stranieri:

17,5%  (dati aggiornati al 2006)

Livello di affollamento delle prigioni:

95,3%  (dati aggiornati al 2004)

                                   (fonte: www.prisonstudies.org)

 

 

 


 [1]http://www.cpt.coe.int/en/states.htm---- 13/11/2006, 16.04 ----G

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