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Il trattamento dei detenuti sospettati di terrorismo internazionale alla luce delle ispezioni svolte dal CPT in Inghilterra

 

La delegazione europea del CPT, nel febbraio 2002 effettuò in Inghilterra, in virtù dell’art. 7 della Convenzione per la Prevenzione della Tortura del 1987, una visita ad hoc allo scopo di valutare il trattamento di persone sospettate di terrorismo internazionale detenute in forza dell “Anti-Terrorism, Crime and Security Act 2001” adottato, in seguito agli attacchi dell’11 settembre, dalle autorità inglesi per rafforzare le misure di prevenzione contro gli atti terroristici.

L’Atto 2001 prevedeva la detenzione amministrativa, per un periodo indeterminato, di stranieri considerati pericolosi per la sicurezza nazionale e sospettati di essere terroristi internazionali che, per ragioni pratiche o legali, non potevano, pertanto, essere allontanati dal territorio inglese[1].

Nel corso della visita, la delegazione europea aveva potuto verificare che sette delle persone detenute in forza dell’Atto anti-terrorismo erano state arrestate il 19 dicembre 2001 dagli agenti di polizia accompagnati da agenti del servizio immigrazione e immediatamente dopo l’arresto erano state condotte in prigione.

In particolare, quattro di queste persone erano state portate a Belmarsh nel Reparto di Alta Sicurezza e gli altri quattro nella prigione di Highdown. Il Comitato ha potuto accedervi senza grandi difficoltà, tranne che in una occasione[2].

        

·        I maltrattamenti  

Per quanto riguarda la situazione in materia di maltrattamenti, il Comitato nel corso della visita non aveva raccolto denunce di maltrattamenti dei detenuti da parte delle forze dell’ordine o agenti del servizio immigrazione anche se non sono mancati detenuti che, intervistati dalla delegazione, avevano lamentato modi piuttosto violenti e aggressivi di alcuni ufficiali di polizia. A parte qualche eccezione[3], nessuna delle persone intervistate avevano dichiarato di essere stato maltrattato dal personale del carcere.

Su questo punto, il Comitato, nel suo Rapporto, ha invitato il personale penitenziario a ricordare e rispettare il principio fondamentale secondo cui la forza dovrebbe essere usata sono come ultima soluzione e, comunque, non deve essere maggiore di quella strettamente necessaria e il divieto di ogni forma di maltrattamenti, comprese le offese verbali.

La delegazione del Comitato nell’esaminare le garanzie contro i maltrattamenti aveva constatato che, mentre la situazione relativa alla notifica della custodia e l’accesso ad un dottore era in definitiva soddisfacente, rispetto al diritto di accesso a un avvocato la situazione non poteva considerarsi accettabile dal momento che molti detenuti avevano dichiarato di aver atteso più di una settimana, prima di avere un primo contatto con l’avvocato.

 

·        Condizione di detenzione

La qualità generale della vita nei luoghi di detenzione ha un importanza fondamentale per il Comitato. Questa qualità dipende in gran parte dalle attività proposte ai detenuti.

Su questo aspetto la delegazione europea, nel corso della visita in questione, se da un lato aveva potuto constatare le buone condizioni materiali garantite ai detenuti (le celle visitate erano pulite e in buona condizione,  adeguatamente illuminate, dotate di finestre per l’accesso alla luce naturale e all’aria e dotate di sanitari, oltre a un letto, tavolo e armadio) dall’altro aveva rilevato che a nessuna delle persone detenute in forza dell’Atto anti-terrorismo venivano di fatto garantiti lavoro, attività educative o culturali e solo alcune di esse avevano avuto il permesso di fare attività fisica. Non solo, trascorrevano, di fatto, poco tempo all’aperto fuori dalle proprie celle.

Pertanto, nel suo Rapporto, il CPT ha raccomandato alle autorità interessate di rivedere la situazione in modo da assicurare a tutti i detenuti la possibilità di trascorre un parte ragionevole della giornata fuori delle loro celle e di offrire loro attività educative, sportive o di altra natura.

 

·        Cure mediche

Al momento dell’entrata in carcere, tutti i detenuti dovrebbero senza ritardo essere visitati da un medico. La delegazione del Comitato aveva rilevato, soprattutto durante la visita al carcere di Highdown, che i detenuti dovevano attendere del tempo prima di poter accedere ad un medico e le lamentele erano confermate dalle cartelle mediche esaminate dalla delegazione stessa. Quest’ultima si era, in particolare, soffermata sull’importanza di un supporto psicologico e/o di un trattamento psichiatrico per questa categoria di detenuti considerati a rischio di violazioni di diritti umani, compresi atti di tortura o morte, nel caso di rientro nel loro paese di origine. La delegazione era stata tra l’altro informata che alcuni di loro, nel passato, erano stati vittime di tortura o atti inumani, altri, al tempo della visita, presentavano disturbi psicologici o comunque con storie di vita non facile, tra cui tentativi di suicidio. Una situazione del genere, non poteva sicuramente essere migliorata da un regime carcerario e da un tempo limitato per le uscite come sopra descritti.

Di fronte alle critiche del Comitato, le autorità inglesi hanno risposto che, quanto alle uscite fuori cella e alle attività, “i detenuti erano stati trasferiti in reparti che assicuravano loro una vasta scelta di attività educative, culturali, fisiche”. In relazione alle altre osservazioni del CPT, il Governo ha dichiarato che “le misure adottate dalle proprie istituzioni e dai propri funzionari allo scopo di combattere il terrorismo internazionale e proteggere una società democratica saranno in conformità con i diritti fondamentali di ogni persona nei cui confronti le misure saranno adottate”.  

 


 

[1] Tali persone erano considerate immigrati detenuti.

[2] I funzionari del carcere di Belmarsh si rifiutarono di aprire le porte delle celle, perché era l’ora del tè.

 

[3] Una delle persone intervistate dichiarò alla delegazione del Comitato di essere stata trattenuta in modo violento dal personale penitenziario di Belamarsh dopo essersi agitata e che uno degli ufficiali l’aveva colpita con pugno sul petto.

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