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Visita del CPT in Italia

 

Nel febbraio 2000 il CPT ha effettuato la più recente visita ispettiva, durata 15 giorni.

La delegazione ha visitato gli istituti penali per minori Fornelli di Bari e Nisida di Napoli, l’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, le carceri di Bologna, Napoli Poggioreale e Spoleto, i centri di detenzione temporanea per stranieri di Francavilla Fontana e di Ponte Galeria a Roma, le stazioni di polizia e dei Carabinieri di Bologna, Acquaviva delle Fonti (Bari), Firenze e Roma. La visita presso il carcere di Spoleto è stata incentrata in particolare sulla situazione dei detenuti soggetti alle disposizioni dell’art. 41 bis, seconda comma, dell’ordinamento penitenziario.

 

Tortura e altre forme di maltrattamenti

 

Nel corso della visita, la delegazione del CPT non ha raccolto alcuna dichiarazione di tortura nelle strutture penitenziarie visitate e non è stato trovato nessun indizio di tortura. Inoltre, le dichiarazioni relative ad altre forme di maltrattamenti di detenuti da parte del personale penitenziario erano rare. Nonostante ciò, presso la Casa circondariale e di reclusione di Napoli Poggioreale, contrariamente alla situazione osservata nel 1995, persisteva l’atmosfera opprimente che regnava nella struttura durante la prima visita. In particolare, avveniva che i detenuti abbassavano la testa e tenevano le mani dietro la schiena in presenza del personale penitenziario.

La delegazione ha anche constatato che, quando si spostava all’interno della struttura, i detenuti camminavano in fila per due, con le mani dietro la schiena, e parlavano soltanto con il loro vicino e a bassa voce. Sono questi esempi dell’approccio militaresco adottato nei confronti dei detenuti del carcere di Napoli, inutili dal punto di vista della sicurezza e che favoriscono poco le relazioni positive tra il personale e i detenuti. Il CPT raccomanda, pertanto, di abbandonare queste prassi “anacronistiche” e di migliorare l’ambiente generale del carcere e favorire lo sviluppo di una sicurezza basata su relazioni costruttive e positive tra il personale e i detenuti.

A questi esempi riportati del CPT l'Italia ha risposto che non si tratta di uno stile imposto dalla polizia penitenziaria oramai esonerata da approcci di stile militare, ma probabilmente di un'abitudine dei detenuti difficile da estirpare.

 

I detenuti soggetti alle disposizioni dell’Art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario

 

In occasione della sua visita nel 2000, la delegazione del CPT ha controllato l’attuazione delle disposizioni della circolare dell’Amministrazione penitenziaria n. 3470/5920 del 20 febbraio 1998, in relazione ai 92 detenuti sottoposti al regime “41 bis” nel carcere di Spoleto.

La citata circolare era stata adottata a seguito delle critiche formulate dal CPT dopo la visita del 1995 e volta ad ammorbidire il regime di detenzione dei detenuti “41 bis”. Essa prevede un periodo di tempo fuori della cella di 4 ore al giorno, attività in comune (due ore al giorno, in piccoli gruppi, un una sala sistemata ad hoc per fini culturali, sportivi o di svago), attività sportive, un colloqui telefonico, una volta al mese, per i detenuti che non hanno colloqui visive nel mese in questione ed altre modalità di regime. La delegazione ha constatato che la circolare in questione veniva applicata, con qualche eccezione per quanto riguarda le attività messe a disposizione dei detenuti.

Per quanto riguarda la visita nelle case circondariali di Bologna e di Poggioreale, il CPT non ha trovato miglioramenti rispetto alle altre visite sul fenomeno del sovraffollamento, la  mancanza di lavoro per i detenuti e i lunghissimi periodi di chiusura in cella.

In particolare a Bologna, grazie alle caratteristiche fisiche delle celle, la Casa circondariale non dava l’impressione di essere sovraffollata. Un cella tipo era di circa 13 mq ed era occupata da uno o due detenuti; avevano servizi igienici, l’accesso alla luce del giorno all’illuminazione elettrica erano accettabili. Oltre ai letti, l’attrezzatura delle celle comprendeva un tavolo, alcune sedie, armadi, scaffali, a volte un televisore, l’edificio nel suo insieme era nel complesso in un buon stato di conservazione e di igiene.  La delegazione ha, infine, rilevato una particolare tensione dovuta alla difficoltà di gestire i rapporti con un numero elevato di detenuti extracomunitari.

Per quanto riguarda gli Istituti per i minori, il Comitato rileva la necessità di un’adozione immediata di un regolamento completo per tutti gli istituti per minori. Inoltre, dichiara di aver riscontrato l’uso non raro, almeno nel minorile di Bari, del cosiddetto “schiaffo pedagogico” ai minori che si comportino male ed afferma che tutte le forme di castigo corporale debbano essere vietate ed evitate e si raccomanda alle autorità italiane per il rispetto di questi precetti. Nella risposta dell’Italia non vi è accenno allo schiaffo pedagogico.

Nel corso della sua visita la delegazione ha visitato anche i centri di Permanenza temporanea e di assistenza per stranieri, creati dalla Legge n. 40/1998 (art. 12, par. 1), relativa alla “disciplina dell’immigrazione e alle norme  sulla permanenza degli stranieri in Italia”. Tali centri hanno come compito principale quello di trattenere gli stranieri in via di espulsione, durante il periodo strettamente necessario alla sua preparazione (impossibilità di eseguire immediatamente un accompagnamento alla frontiera o un respingimento; necessità di raccogliere informazioni ulteriori sull’identità/nazionalità della persona interessata; necessità di acquisire documenti di viaggio, ecc.). Tra i centri di permanenza visitati di Francavilla Fontana, di Regina Pacis (San Foca) e di Ponte Galeria quello di Francavilla Fontana merita di essere richiamato per le cattive condizioni trovate dalla delegazione: celle fatiscenti, impianti di riscaldamento ed elettrici inefficienti, nessuna attività culturale, sportiva o di altra natura era organizzata per i detenuti, promiscuità nella struttura tale da creare e facilitare sopraffazioni dei più forti sui più deboli, nonché servizi medici del tutto insufficienti. Tali condizioni hanno così giustificato un’osservazione immediata del Comitato in virtù dell’art. 8, paragrafo 5, della Convenzione, ingiungendo alle autorità italiane di chiudere, in un temo massimo di un mese, il centro e di trasferire i residenti in un’altra struttura. Tale richiesta è stata, poi, messa in atto dalle autorità italiane.

In conclusione, dal Rapporto del CPT sulla visita del 2000 emerge la necessità di dare concreta attuazione ai principi affermati nelle Convenzioni internazionali dei diritti umani, in particolare nella Convenzione del 1987 per la Prevenzione della Tortura. In particolare, i responsabili delle strutture e le autorità italiane sono invitate ad adoperarsi contro ogni forma di violenza e di maltrattamento e di vigilino sull’attuazione di tali principi. Il Comitato insiste sull’importanza di un rapporto  umano tra il personale e i detenuti, compresi quelli in “41Bis”.

Fondamentale sarà, sotto questo profilo, la selezione e la formazione di un personale carcerario che sappia adottare gli appropriati comportamenti nei propri rapporti con i detenuti e vedere il proprio lavoro come una vocazione e non solo come un semplice impiego. Il costruire rapporti positive con i detenuti dovrebbe essere riconosciuto come un punto chiave di tale vocazione. Ai precedenti richiami di questo tipo, il CPT fa notare che le autorità italiane, nelle loro risposte, hanno fatto menzione di corsi di formazione puramente teorici sui diritti dell’uomo che, invece, andrebbero integrati con insegnamenti pratici, che aiutino nella gestione di situazione ad alto rischio, come la cattura e l’interrogatorio dei sospetti.

Infine, il Comitato richiama l’attenzione sul problema del sovraffollamento carcerario invitando le autorità italiane ad applicare tutte le misure di lotta contro questo fenomeno, comprese le politiche volte a limitare o regolare il numero delle persone mandate in carcere.

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