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I diritti e le garanzie contro i maltrattamenti e gli atti inumani o degradanti nell’ambito delle operazioni di allontanamento con mezzi aerei di immigrati clandestini.
Oggi, il Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura si trova ad affrontare nuove situazioni di privazione della libertà e nuovi soggetti destinatari che pongono problemi nuovi e che richiedono l’elaborazione di nuovi principi e adeguate raccomandazioni agli Stati interessati. In particolare, tendono ad aumentare nuove aeree di privazione della libertà che necessitano una osservazione e un monitoraggio continui al fine di verificare l’esistenza di eventuali situazioni di violazione dei diritti umani: si pensi ai Centri di permanenza di immigrati clandestini o al transito e alle zone “internazionali” degli aeroporti. Per quel che riguarda il transito e le zone “internazionali” degli aeroporti molto si è discusso sulla precisa posizione legale delle persone alle quali viene negata l’entrata in un paese ritenendo che queste non sono da considerarsi persone “private della propria libertà” perché libere di lasciare la zona in qualunque momento perché in grado di prendere un qualsiasi volo internazionale di loro scelta. Il Comitato, da parte sua, ha sempre ritenuto che il rimanere in tali zone equivale a una privazione della libertà così come è previsto dall’articolo 5 (1)(f) della Convenzione per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali con la conseguenza che tali zone ricadono nel proprio mandato. Il CPT, di recente, si è preoccupato di esaminare e verificare l’esistenza, in queste zone, di possibili situazioni di maltrattamenti o torture a stranieri ai quali è stata negata l’entrata nel paese o è stato negato l’asilo politico o è scaduta l’autorizzazione a rimanere nel paese o immigrati detenuti soggetti ad un ordine di espulsione, ecc., soggetti che si trovano in attesa di essere allontanati e rimandati nei paesi di destinazione. È nel suo ultimo Rapporto Generale del 2003 sulle attività svolte che il CPT ha affrontato la questione relativa al rischio di violazioni di diritti umani nell’ambito delle operazioni di allontanamento con mezzi aerei degli immigrati stabilendo a riguardo alcune garanzie sull’uso della forza e dei mezzi di contenzione da parte del personale della scorta, fissando i requisiti necessari per il corretto svolgimento delle stesse operazioni e alcune regole sull’attività di monitoraggio di queste ultime. Durante le ultime visite, il Comitato si è soffermato, in particolare, su casi di partenze forzate, su casi relativi alla morte di persone coinvolte nelle procedure di allontanamento, sui mezzi di contenzione usati e, infine, sulle denunce di maltrattamenti. Tuttavia, il Comitato non si è limitato ad esaminare soltanto le operazioni eseguite durante la fase di volo ma ha prestato attenzione anche a diversi aspetti: le condizioni di detenzione dello straniero prima del suo allontanamento, la preparazione del suo ritorno nel paese di destinazione, le misure adottate per garantire una selezione e una formazione adeguata del personale di scorta, i sistemi interni ed esterni per controllare il comportamento del personale responsabile della scorta e, infine, le misure adottate in seguito a una operazione di allontanamento non riuscita. Nell’analisi delle operazioni di allontanamento e dell’uso degli strumenti di contenzione il CPT ha esaminato copie di direttive, istruzioni, nonché di altri documenti quali statistiche relative alle operazioni di allontanamento, rapporti su incidenti, ordini relativi ai compiti della scorta, certificati medici, nonché le interviste del Comitato ad alcuni dei responsabili di tali operazioni e ad alcuni stranieri trovati sul posto. Tutta questa documentazione ha consentito al Comitato di verificare e individuare l’esistenza di casi di trattamenti inumani o degradanti o comunque lesive della dignità dei soggetti coinvolti. Di prassi, il Comitato dopo ogni visita fornisce agli Stati coinvolti alcune indicazioni sul piano legislativo e operativo per rimuovere le situazioni a rischio di violazione dei diritti fondamentali di chi è privato della libertà personale. Pertanto, il CPT ha stabilito delle linee guida raccomandandone l’osservanza ai paesi visitati e, affinchè tutti gli Stati parti della Convenzione rispettino ed applichino le stesse nel contesto delle operazioni di allontanamento, ha ritenuto opportuno raggruppare e commentare i principi più importanti. Sono principi che vanno letti e interpretati alla luce dell’obbligo fondamentale di ciascun Stato di non-refoulment ossia di non trasferire una persona nell’ipotesi in cui si ritenga che corra il rischio oggettivo di subire atti di tortura o maltrattamenti nello Stato di destinazione. La necessità del CPT di formulare questi principi nasce proprio dalla consapevolezza che durante le operazioni di allontanamento esiste un rischio del genere e ed è quanto risulta dalle verifiche effettuate nei diversi paesi visitati e dall’esame di numerosi atti e documenti contenenti precise accuse di maltrattamenti.
L’uso della forza e dei mezzi di coercizione alla luce dei principi di liceità, proporzionalità e adeguatezza
Alla luce delle considerazioni sopra esposte, il Comitato ha affermato che “è assolutamente inaccettabile che persone soggette ad un ordine di allontanamento o di espulsione siano aggredite fisicamente come forma di ammonimento e di persuasione per salire su mezzi di trasporto o come punizione per non averlo fatto”. In questo contesto, il CPT ha apprezzato il fatto che la norma venga richiamata in molte delle importanti istruzioni vigenti nei paesi visitati. Ad esempio, alcune di esse vietano espressamente l’uso di strumenti di contenzione per punire gli stranieri che oppongono resistenza o mezzi che provocano una sofferenza ingiustificata. Non può negarsi, tuttavia, che in alcuni casi l’uso della forza e di mezzi di restrizione da parte del personale di scorta potrebbe essere indispensabile per compiere un’operazione di allontanamento; si pensi ai casi in cui risulta effettivamente difficile eseguire un ordine di allontanamento nei confronti di quegli stranieri determinati a rimanere nel territorio dello Stato; tuttavia il ricorso alla forza è legittimo solo se strettamente necessario. L’uso della forza e dei mezzi di restrizione deve improntarsi a principi di liceità, proporzionalità e adeguatezza.
Le misure di prevenzione di situazioni di “asfissia” e il divieto di impiegare metodi che ostruiscono le vie respiratorie
Occorre soffermarsi, ora, sulle tecniche usate dal personale della scorta per immobilizzare i soggetti ai quali devono essere applicati mezzi di restrizione fisica come manette, nastri, ecc., e che vi si oppongono in modo violento e aggressivo. Durante le visite[1] il Comitato ha verificato che, in casi del genere, gli agenti della scorta immobilizza completamente il detenuto sul posto, a faccia in giù, per mettergli le manette o altro mezzo con la conseguenza che una posizione del genere, così come la pressione esercitata sul torace, le ginocchiate sulla schiena, l’immobilizzazione del collo, ecc., possono, di fatto, causare una asfissia da posizione[2]. Non solo, il soggetto, dopo essere stato sistemato sull’aereo per essere rimandato nel paese di destinazione, nel momento in cui si ribella, viene obbligato a piegarsi in avanti, con la testa tra le ginocchia, schiacciandogli fortemente il torace. In alcuni paesi, tuttavia, esistono norme che vietano espressamente tale uso della forza, salvo i casi in cui l ”immobilizzazione” risulta indispensabile per compiere una specifica e immediata operazione di trasferimento, di controllo ma solo per il tempo strettamente necessario a ciò. Naturalmente il CPT non può che vietare l’uso della forza e/o di qualsiasi mezzo di restrizione/contenzione che possono causare una asfissia, nonché di qualsiasi strumento che possa impedire la respirazione (naso e/o bocca) parziale o totale. I gravi incidenti che si sono verificati negli ultimi dieci anni durante le operazioni di allontanamento non hanno che confermato l’alto rischio che corre la vita delle persone coinvolte proprio a causa dell’uso di certi metodi (coprire e chiudere la bocca e/o il naso con del nastro adesivo, mettere un cuscino o un guanto imbottito sulla faccia, spingere la faccia contro la sedia di fronte, ecc.). Il CPT aveva già richiamato l’attenzione degli Stati Parti della Convenzione sulla pericolosità di questi metodi fin dal 1997, nel suo 7° Rapporto Generale. Oggi, questa pratica è espressamente proibita in molti Stati Parti e, per questo, il Comitato invita gli altri Stati che non ancora l’hanno fatto a introdurre, al più presto, regole vincolanti in tal senso. Alcune direttive vigenti in alcuni paesi visitati dal Comitato vietano l’uso dei mezzi di contenzione durante la fase di volo e addirittura in fase di decollo. Nei casi in cui i mezzi di contenzione devono essere, tuttavia, usati perché il soggetto interessato reagisce in modo aggressivo, le direttive ordinano alla scorta di coprire lo straniero con una coperta (come quella che si dà normalmente ai passeggeri) per nascondere la presenza di mezzi di restrizione agli altri passeggeri ed evitare così una sorta di allarmismo. Altre istruzioni, invece, prevedono che le persone coinvolte indossino dei pannolini impedendo loro di utilizzare il bagno durante il volo in ragione della loro presunta pericolosità. È evidente che istruzioni del genere non possono che creare una situazione di “degradazione”.
Tecniche in uso durante l’espulsione
In seguito ad alcune visite, il Comitato si è soffermato su due aspetti particolari: le maschere indossate dal personale della scorta e l’uso di gas e irritanti per rimuovere gli immigrati detenuti dalle loro celle e trasportarli sull’aereo. In relazione al primo aspetto, il CPT non ammette e non giustifica in alcun modo, neanche per ragioni di sicurezza, la pratica di indossare maschere durante le operazioni di allontanamento perché ciò impedirebbe o renderebbe comunque difficile individuare il soggetto responsabile di eventuali maltrattamenti denunciati. Per quanto riguarda il secondo aspetto, il CPT ha considerato la pericolosità dei gas irritanti usati per tenere sotto controllo i detenuti recalcitranti che devono essere condotti fuori dalle celle e fatti salire sull’aereo. Tali gas, usati in spazi così ridotti come appunto le celle, costituiscono un rischio per la salute non solo dei detenuti ma anche della stessa scorta. Pertanto, la scorta dovrebbe essere formata e istruita su altre tecniche di controllo per esempio, tecniche di controllo manuale, l’uso di scudi, ecc. che non siano lesive dell’integrità fisica di quei soggetti.
Il diritto a una visita medica
Proprio in seguito ad alcuni incidenti che si sono verificati durante le operazioni di allontanamento si è sentita ed avvertita anche l’esigenza di garantire a ciascun soggetto coinvolto la possibilità di sottoporsi ad un esame medico prima che venga eseguita la propria espulsione, il proprio allontanamento. Allo stesso modo, a tutte le persone che sono state soggette ad una operazione di allontanamento non riuscita va riconosciuto il diritto ad essere sottoposte ad un esame medico prima di essere rimandate nei luoghi di detenzione (in una stazione di polizia, in carcere o in una struttura di detenzione appositamente per gli stranieri). solo in questo modo sarà possibile verificare lo stato di salute della persona coinvolta e, se necessario, rilasciare un certificato che attesti la presenza di eventuali ferite. Non solo, una misura del genere potrebbe proteggere la stessa scorta da denunce infondate come talvolta può accadere. Nel corso di numerose visite, il CPT ha raccolto, altresì, dichiarazioni di detenuti immigrati cui erano stati somministrati dei farmaci avente effetto tranquillante o sedativo per assicurare che l’operazione di trasferimento procedesse senza difficoltà. Tuttavia, in alcuni dei paesi visitati esistono istruzioni e ordini che proibiscono di somministrare tranquillanti e medicinali contro la volontà delle persone soggette ad un ordine di allontanamento e allo scopo di tenerle sotto controllo. In relazione a ciò, il CPT non esclude la possibilità di somministrare tali medicinali se è stato deciso da un medico nel caso specifico e se c’è stato il consenso della persona interessata. Un altro importante aspetto che merita di essere preso in considerazione riguarda le misure adottate prima dell’inizio delle operazioni di allontanamento per aiutare gli immigrati ad organizzare il proprio ritorno in famiglia, negli ambienti di lavoro, ecc. È senz’altro indispensabile informare, con largo anticipo, gli stessi del proprio allontanamento, così da avere a disposizione il tempo necessario per preparare i propri oggetti personali e informare familiari o altre persone che aspettano il loro ritorno. In proposito, il CPT ha osservato, ad esempio, che coloro che non erano stati informati a tempo debito sulla data del proprio allontanamento si erano mostrati particolarmente ansiosi e agitati. Per questo motivo, alcuni paesi hanno provveduto a istituire un servizio sociale composto da psicologi e assistenti sociali per “preparare” tali soggetti attraverso diverse iniziative: dialogo, contatti con la famiglia di destinazione, ecc. Queste iniziative sono state apprezzate dal Comitato invitando, pertanto, gli Stati che non ancora lo fanno a prevedere questi servizi. Fin qui abbiamo analizzato e considerato la possibilità di maltrattamenti e atti inumani o degradanti nei confronti di immigrati clandestini durante le procedure di allontanamento, ci interessa ora soffermarci sulla necessità di una formazione adeguata del personale di scorta.. Infatti, il Comitato insiste, nel suo ultimo rapporto, che il personale addetto all’accompagnamento dei soggetti in questione deve essere seriamente selezionato e formato. Una adeguata formazione e una educazione del personale al rispetto dei diritti umani costituisce il presupposto per ridurre al minimo il rischio di violenze e maltrattamenti. In alcuni paesi, sono stati, ad esempio, organizzati dei corsi speciali di formazione su metodi e mezzi di restrizione e contenzione. Per di più, sono state adottate alcune strategie che hanno avuto effetti positivi. Ad esempio, il servizio di scorta è stato affidato a volontari, prevedendo un turno obbligatorio il rischio relativo alla routine e assicurare che il personale mantenga un certo distacco emotivo nelle attività in cui è coinvolto.
I sistemi dl controllo delle operazioni di espulsione Nulla, tuttavia, si è detto ancora sull’importanza e la necessità di stabilire dei sistemi di monitoraggio interni e esterni durante le operazioni di allontanamento. Il CPT ha verificato che, in diversi paesi, sono stati adottati e introdotti specifici sistemi di monitoraggio solo, purtroppo, dopo il verificarsi di gravi incidenti, come la morte dei soggetti coinvolti. Sotto questo profilo è, pertanto, necessario che ogni operazione di allontanamento sia accuratamente documentata. E’ fondamentale stabilire un protocollo completo e una registrazione di tutte le operazioni per raccogliere ogni informazione relativa a incidenti, all’uso dei mezzi di restrizione (manette ai polsi, alle ginocchia, alle caviglie, uso di tecniche di difesa, trasporto del soggetto sull’aereo, ecc.). è necessario, poi raccogliere informazioni relative ai tentativi di fuga: le possibili ragioni che hanno portato a interrompere un’operazione di allontanamento, se si è trattata di una decisione presa dalla scorta su ordini della direzione, di un rifiuto da parte del capitano di volo, di una richiesta di asilo oppure per la resistenza opposta dal soggetto, ecc. Possono essere utilizzati altri mezzi, come quelli audiovisivi, così come è stato fatto in alcuni dei paesi visitati. Si potrebbe ricorrere anche all’uso di video camere di sorveglianza da installare in diverse zone (corridoi che accedono alle celle dove sono detenuti i soggetti che devono essere allontanati o altri luoghi ). Infine, sarebbe opportuno tenere continuamente sotto controllo tutte quelle operazioni di allontanamento che, per varie ragioni, presentino fin dall’inizio molte difficoltà nel loro compimento. Secondo le informazioni raccolte dal Comitato, nel corso di varie visite, in alcuni paesi vengono fatti dei controlli da parte di agenti di sorveglianza senza alcun preavviso, sia durante la fase di preparazione del trasferimento che durante la fase di volo. Non solo, in certi casi, gli stessi viaggiano a bordo dell’aereo sorvegliando di nascosto non solo le persone espulse ma la stessa scorta fino all’arrivo nel paese di destinazione. Queste misure costituiscono un’indubbia garanzia sul corretto svolgimento delle operazioni di allontanamento e sul rispetto dei diritti della persona coinvolta. Per questo motivo, il Comitato ha più volte sottolineato l’importanza del ruolo svolto dalle autorità di sorveglianza, sia nazionali che internazionali, nella prevenzione dei maltrattamenti durante le operazioni di allontanamento.
[1] Durante la visita in Svizzera svolta dal 5 al 15 febbraio 2001, la delegazione europea ha esaminato la condizione degli stranieri nell’ambito dei rinvii forzati per via aerea all’aeroporto di Kloten nel Canton Zurigo. Nel rapporto pubblicato il 25.3.2002, il CPT ha severamente criticato questi rinvii forzati (c.d. “level 3 and 4 deportations”) perché comportavano un rischio manifesto di trattamento inumano e degradante. Il CPT ha in quell’occasione stabilito delle linee guida miranti a prevenire tale rischio: divieto di ogni metodo che possa ostruire le vie respiratorie, l’introduzione di procedure di prevenzione dell’asfissia, formazione adeguata del personale della scorta. Nella sua risposta, Consiglio federale ha affermato che le raccomandazioni del CPT erano già state attuate in via generale e che a livello nazionale si stavano preparando, redigendo le istruzioni in materia.
[2] Anche nel corso della visita in Belgio, alla fine del 2001, la delegazione aveva raccolto ed esaminato un numero di segnalazioni molto preoccupanti in merito ai metodi di contenimento e all’uso sproporzionato della forza adottati durante le deportazioni dall’aeroporto di Bruxelles-National. Nel suo rapporto, esso ha concluso che tali operazioni Esso ha concluso che tali operazioni comportavano un rischio manifesto di trattamento inumano e degradante. Ha, poi, rilevato le numerose misure messe in atto dalle autorità per ridurre tale rischio, compreso il divieto di impiegare metodi che ostruiscono le vie respiratorie. Tuttavia, ha evidenziato altri pericolo associati alle tecniche in uso, particolarmente quelli della asfissia posturale e della sindrome detta della classe economica. |
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